venerdì 23 novembre 2012

Il Sol ... Calante


Il Giappone, il paese del Sol Levante

 

Il Giappone, in me riesce sempre a rievocare ricordi nostalgici della mia gioventù. Ero bambino, Bennato e Nannini cantavano per i mondiali nostrani, il Muro era da poco caduto e la minaccia gialla prendeva sempre più forza. Nomi nuovi come Sony, Nissan, Toyota si affiancavano a nomi più noti come Normende, Fiat, Seat.

Era il 1990 e proprio in questi istanti, in quei mesi, l’economia nipponica aveva toccato il proprio massimo.

Il Nikkei aveva superato quota 40.000, il valore dei terreni, mai a buon mercato, raggiunse valori fuori da ogni limite razionale. Benvenuti nell’economia gonfiata, l’equivalente per il Giappone dei ruggenti anni Venti, un’economia in cui poco o nulla era trasparente. I legami fra banche ed imprese erano diretti e colleganti le une alle altre tramite il keiretsu, il rapporto fra la politica e l’imprenditoria era di totale simbiosi. Dominava incontrastato il laissez faire. Le banche erogavano prestiti e contemporaneamente si facevano pochi scrupoli: erano obbligate a farlo perché la proprietà, un’industria lo richiedeva. E così si è andato avanti a lungo fino a quando i problemi vennero al pettine. Infatti prima o poi le bolle scoppiano e la bolla giapponese scoppiò in seguito a manovre restrittive intraprese nei primi mesi del 1990. Poco meno di un anno dopo e i prezzi dei terreni e delle azioni iniziarono a scendere. Dapprima lentamente, in modo impercettibile, poi la velocità aumentava gradualmente, fin a quando, dopo aver considerato questo processo salutare ci si rese conto che la situazione stava peggiorando. E corsero ai riapri. Ma era troppo tardi. Si era inceppato qualcosa che impediva al motore economico di riprendere a marciare ai tassi consoni. La Banca del Giappone iniziò a ridurre i tassi in maniera decisa solamente a partire dal 1994, ma era troppo tardi in quanto presso i giapponesi si era instaurata un’aspettativa deflazionistica. Proprio per questo motivo la FED, la BCE e le altri principali banche centrali dei paesi industrializzati hanno ridotto velocemente i tassi a zero dopo lo scoppio della Lehman Brothers. Pertanto è la caduta del Giappone nella trappola della liquidità, avvenuta con lentezza solamente a partire dai primi anni del nuovo Millennio, la causa della deriva dell’economia giapponese: la perdita di fiducia, la paura sono stati i principali elementi che spiegano questa deriva.

Possiamo portare il cavallo alla fonte, ma non costringerlo a bere.

Sono stati ridotti i tassi a zero, ma la liquidità è ancora ferma, parcheggiata in attesa di uno sblocco … ( vi ricorda qualcosa …???????) ma l’economia non riparte.

Se non è il canale monetario a far ripartire l’economia, e se il settore privato non spende a sufficienza per mantenere la piena occupazione, allora  sarà il canale fiscale con il Governo Giapponese pronto ad imbarcarsi in progetti di riduzione delle tasse e di aumento della spesa pubblica degna del New  Deal. Ma neanche questi provvedimenti sono stati sufficienti a far ripartire l’economia. Se nel 1991 il Giappone aveva un surplus di bilancio pari al 2,90% del PIL, cinque anni dopo aveva maturato un deficit pari al 4,3% del PIL.  

Nonostante questi sforzi, l’economia viaggiava a ritmi sempre più blandi ed il benessere diffuso iniziava ad essere affiancato  da un’accidia crescente che sfociava sempre in malessere.

 

Perché l’economia giapponese non ha risposto alle azioni monetarie e fiscali espansive? Cosa c’è oltre o meglio sotto alla perdita di fiducia, alla paura?

La risposta non è semplice ma ampia responsabilità è da attribuire al sistema bancario nipponico, cotto già pochi anni dopo lo scoppio che però per ovvi motivi politici si è lasciato in vita … Le zombie banks sono causa di ulteriore malessere economico che può sfociare in crisi profonde e strutturali. Questo ci insegne l’esperienza giapponese. Nazioni che sempre in quegli anni erano alle prese con shock simili, come ad esempio le Nazioni scandinave, hanno invece nazionalizzato il sistema bancario tramite la creazioni di bad banks in cui sono stati fatti confluire gli asset tossici i NPL, i titoli spazzatura ed una volta ripulito il sistema dalle scorie è ripartita l’attività economica. Si è deliberatamente voluto nascondere la polvere sotto ai tappeti e questo ha fatto sì che il meccanismo si è bloccato, fino a fermarsi e ad indietreggiare. Se le banche non fanno bene il loro lavoro, non prestano le risorse le risorse in maniera efficiente, ma razionalizzano il credito, si innesca una visone sfiduciata verso il futuro a causa di minori investimenti da parte delle imprese che quindi licenziano il personale in esubero ed innescando spirali economiche ribassiste.

 

Ed ora? Ora l’economa nipponica è alle prese con la sfida finale. Si è incamminata in un sentiero di debito esplosivo e pertanto insostenibile. Il debito pubblico ha raggiunto quota 230% del PIL, il deficit è oltre l’8% del PIL, le esportazioni a causa dell’apprezzamento dello yen, della difficile congiunture che vivono i partner nipponici e soprattutto anche a causa del boicottaggio cinese derivante dalla crisi politica dell’arcipelago dello yentsu. Le imprese nipponiche sono in crisi; fino a poco tempo fa, Panasonic, Toshiba, Sony, Sharp erano protagoniste assolute della scena mondiale. Ora sono delle comparse e forse qualcuna di esse un ricordo … La popolazione invecchia velocemente e presto vi saranno forti pressioni sulle politiche dei fondi pensioni che saranno costretti non più ad acquistare titoli di stato ma a vendere quote considerevoli e saranno tali da costringere il ministero delle finanze a finanziarsi sui mercati internazionali: purtroppo, si presenta con un biglietto da visita non piacevole ed il prezzo da pagare può essere salato.  E sappiamo che quando si entra in tali circoli viziosi il vortice diventa pericoloso in tempi assai brevi. Settimane o giorni, se non una manciata di ore.

 

Come superare questo?

Aumentando le tasse? Consiglio vivamente ai politici giapponese di imbarcarsi in politiche di austerity. Europa docet.

Monetizzare il debito, stampando yen a go go ...?  Politica già intrapresa. Dovrebbero essere prossimo al QE10 … Inoltre se dovessero intraprendere misure più incisive vi sarebbe anche un incremento del rendimento dei titoli di stato aggravando quindi le finanze pubbliche.

 

Una soluzione estrema, finora accennata poche volte ma mai analizzata nel dettagli consisterebbe nel decurtare il debito pubblico che ha la BoJ: quindi non più Ctrl + P, ossia stampare moneta, ma Reset, azzerare il debito che ha in mano. Quindi lo Stato dovrebbe sborsare molto meno, perchè parte del suo debito è stata unilateralmente cancellata e la BoJ imbarca la maxi perdita, ma tanto non può fallire … too big to fail.

E si riparte con il rischio morale.

 

A parte quest’ultima soluzione, c’è chi ritiene che a Giappone mancano pochi mesi al proprio Armageddon, al giudizio finale.

 

Sapete qual è la differenza fra la Grecia ed il Giappone?

Tre anni.

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